Sardara, the town of thermal baths

The town of Sardara is part of the province of Medio Campidano and it is known for its thermal baths but also for some archeological sites that characterize its territory such as the nuragic village of Sant’Anastasia with a holy well temple. Sardara received in 2005 the “Orange Flag”, an award from the Italian Touring Club, and in 2009 the “Herity Certification” (for the quality in the management of its cultural heritage.

 

The thermal baths

Distant 2 km from the town, the modern thermal baths are immersed in the Mediterranean scrub. Nearby there are the old Roman thermal baths, in the past known as “Aquae Neapolitanae” (II-I century B.C.), quoted by Ptolemy in his “Itinerary of Antoninus” and so called after the close Phoenician and Punic colony of Neapolis. On the ruins of the old thermal baths (still visible) rose the modern ones (which date back to the end of the ‘800).

The temperature of this water is between 50 and 68 °C (pretty hot indeed!) and it is used in the treatment of breathing, mobility and digestive problems, but also for the treatment of skin blemishes. Inside the park around the thermal baths there is a nuraghe, whose presence is the sign of Protosardi settlements (from XVI century B.C.) already using this water for votive purposes. With the spread of the Christian faith the place was devoted to Saint Mary of Waters (Santa Maria ad Aquas, which gives the current name). On the sanctuary’s altar there is an old statue of the Virigin Mary (which dates back between the end of the ‘500 and the beginning of the ‘600). The entire area is a place of worship since the 200 B. C., even today Santa Maria hosts in September one of the main religious celebrations of the area, whose origins precede the Roman pagan cult and are deeply rooted in the nuragic cult of water.

 

The temple

Built with basalt blocks, the temple of Sardara is one of the oldest and intact of the island, dating back to the IX-VIII century B. C. A staircase of 12 steps allows the entrance to a room of 4 meters of diameter, characterized by a “tholos” cover 5 meters high. The temple housed the cult of the water: Nuragics people believed that the water of this well had healing properties. In the surrounding area still can be found huts were Nuragics used to meet.

Confirmation of Sardara‘s importance in the Nuragic Age comes from the presence of many nuraghe around its territory, among which the Nuraghe Arrubio (almost completely intact). The architectural heritage is enriched by the presence of a Tomb of Giants, on the border with the territory of Sanluri.

 

Churches and Architecture

Among the attractions of architectural interest there are different churches, like the St. Gregory the Great Church (XIV century), characterized by a mullioned window of high architectural value. Made by Pisan masters, it shows features of both the Gothic and the Romanic style. Traces of Byzantine symbols in it can be traced back to the Templars. Inside there is the St. Gregory Pope’s statue, made in 1700 by Neapolitan artists.

The St. Anastasia Church (XV century but already there in the Byzantine Age) is known for its baptismal font (‘500), for a wooden Christ of the ‘600, but mostly because inside it can be found one of the holy well characterizing Sardara. It is the only Nuragic well found in Sardinia within a village. This might be explained with Sardara‘s ancient origins (1300 B.C.). The well was called “funtana de is dolus” (fountain of sorrows) because it was said that its water had healing properties. Another curiosity is that Anastasia was a Roman woman martyred arounb 300 A.C. during the persecutions of the Emperor Diocletian. Its cult is still very much alive among the Orthodox and in the Christian world she was invoked in case of diseases.

The town itself is characterized by the classic Sardinian civil architecture, with its typical Campidanese-style houses in stones and with wide and fine wooden portals (“Casa Orrù”, “Villa Diana” and “Casa Pilloni”). Not missing though examples of military architecture. Located on the hilly system of Monreale, Sardara‘s territory also possess a Medieval Castle (dating from roughly at 1000 A. C.), build over Nuragic ruins and unique in its genre. It is a castle with a fortified tower and eight other towers, plus an almost intact surrounding wall which houses the ruins of a medieval village. The site was one of the strongholds of the Judged of Arborea (one of the four independent kingdoms constituting the medieval Sardinian territory) and controlled the border with the Judged of Cagliari. The castle offers a view of the Campidano, of the Bay of Oristano and, in ideal weather conditions, you can also see the mount Gennargentu. The archeological museum “Villa Abbass”, provided with a tactile path for visually impaired, is a useful summary of the archeological finds of the area.

 

 

Sardara, il paese delle terme

Il comune di Sardara fa parte della provincia del Medio Campidano ed è conosciuto per il suo centro termale ma anche per alcuni siti archeologici che ne caratterizzano il territorio, come il villaggio nuragico con tempio a pozzo sacro di Sant’Anastasia. Sardara ha ricevuto, nel 2005, il riconoscimento “Bandiera arancione” da parte del Touring Club Italiano, e nel 2009 è stato insignito della “Certificazione Herity” (per la qualità della gestione del proprio patrimonio culturale).

 

Le terme

A 2 km dal centro abitato si trovano i moderni stabilimenti termali, immersi nella caratteristica macchia mediterranea. Accanto, si trova l’antico edificio delle terme romane, in passato note come “Aquae Neapolitanae” (II-I secolo a.C.), citate da Tolomeo nell “Itinerario antonino” e così nominate per la vicina colonia fenicio-punica di Neapolis. Sulle rovine di queste antiche terme (ancora visibili) nacquero le prime terme moderne della Sardegna, che risalgono alla fine dell’800.

La temperatura di queste acque è compresa tra i 50 e i 68°C; esse sono utili nella cura dei disturbi repiratori, locomotori, dell’apparato digerente, non che per la cura di inestetismi della pelle. Nel parco delle Terme si trova un nuraghe, la cui presenza è segno di insediamenti prostosardi (a partire dal XVI secolo a.C.) che con buona probabilità facevano uso delle acque termali per scopi votivi. Con la diffusione della fede Cristiana, la località fu dedicata a Santa Maria ad Aquas (da qui l’attuale nome). Nell’altare del Santuario di Santa Maria ad Aquas si trova un’antica statua della Madonna (databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento). Luogo di culto fin dal 200 a.C., Santa Maria ospita a settembre una delle principali feste religiose del territorio, le cui origini precedono il culto pagano romano e affondano le proprie radici nel culto nuragico delle acque.

 

Il tempio

Realizzato con blocchi di basalto, il tempio di Sardara è uno dei più antichi e intatti dell’isola, pur risalente al IX-VIII secolo a.C. Vi si accede percorrendo una scala di 12 gradini che porta ad una camera di 4 metri di diametro caratterizzata da una copertura a “tholos” alta 5 metri. Il tempio era sede del culto delle acque: i nuragici ritenevano che le acque di questo pozzo fossero dotate di proprietà curative. Nei dintorni si trovano ancora alcune capanne nelle quali le tribù nuragiche si riunivano.

Il fatto che il territorio di Sardara fosse importante in epoca nuragica si evince dalla presenza di numerosi nuraghi situati nei dintorni, tra i quali il Nuraghe Arrubiu (quasi del tutto intatto). Il patrimonio archeologico del territorio è arricchito dalla presenza di una tomba dei giganti, al confine con il territorio del comune di Sanluri.

 

Chiese e architettura

Tra le attrazioni di interesse architettonico si segnalano diverse chiese, tra cui la chiesa di San Gregorio Magno (inizi del XIV) caratterizzata da una bifora di alto pregio architettonico. Realizzata da maestri pisani, presenta sia tratti dello stile gotico che di quello romanico. Tracce di simboli bizantini fanno pensare che fosse frequentata in passato dall’ordine dei Templari. All’interno si trova la statua di San Gregorio Papa, realizzata nel 1700 da artisti napoletani.

La chiesa di Sant’Anastasia (XV secolo ma di origine bizantina), è nota per la sua fonte battesimale che risale al ‘500, per un Cristo ligneo del ‘600 ma ancor più perché al suo interno si trova uno dei pozzi sacri nuragici che caratterizzano Sardara. Si tratta dell’unico pozzo nuragico rinvenuto in Sardegna all’interno di un centro abitato. Sardara, infatti, vanta di antiche origini (1300 avanti Cristo). Il pozzo era chiamato “funtana de is dolus” (fontana dei dolori) perché si diceva che l’acqua che esso forniva avesse proprietà curative. Altra curiosità, Anastasia fu una donna romana martirizzata intorno al 300 d. C. durante le persecuzioni messe in atto dall’imperatore Diocleziano. Il suo culto è ancora molto vivo nel mondo ortodosso e veniva invocata nel mondo cristiano antico in caso di malattie.

 

Il paese è caratterizzato dalla classica architettura civile sarda, con le tipiche case campidanesi in pietra e con ampi e pregevoli portali in legno (si segnalano le ville padronali “Casa Orrù”, “Villa Diana” e “Casa Pilloni”).

Non mancano tuttavia esempi di architetture militari. Sito sul sistema collinare di Monreale, il territorio di Sardara vanta un Castello medievale (risalente orientativamente all’anno 1000), costruito sopra resti nuragici e unico nel suo genere in Sardegna. Si tratta infatti di un castello con mastio e otto torri, più una cinta muraria pressochè intatta che racchiude le vestigi di un borgo medievale. Il sito fu una delle roccaforti del Giudicato di Arborea (uno dei quattro regni indipendenti in cui era divisa la Sardegna medievale) e controllava il confine col giudicato cagliaritano. Il castello vanta una visuale su tutto il Campidano, il Golfo di Oristano e, in condizioni atmosferiche ideali, si sorge il Gennargentu.

Il museo archeologico “Villa Abbas”, fornito di un percorso tattile per i non vedenti, è un’utile traccia dei reperti archeologici della zona.

 

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